← Torna agli articoli   |   Solidarietà Quotidiana  •  07 Giugno 2026

Prima la persona: una porta aperta solo al dolore

Esiste un’espressione profondamente commovente che Don Orione pronunciò nel 1934, in occasione dell’inizio della sua attività missionaria e dell’apertura di una casa per gli emarginati in Argentina: “La porta del Piccolo Cottolengo Argentino Non domanderà a chi entra se abbia un nome ma soltanto se abbia un dolore”.

Questa singola frase racchiude l’essenza di una filosofia sociale che oggi appare più rivoluzionaria che mai. Viviamo in una società che, per accogliere o curare, cerca innanzitutto nomi, casi, tabelle e cartelle cliniche, ricordandosi solo alla fine delle persone. Questo approccio burocratico porta con sé un rischio grandissimo: che l’amore venga svuotato e che scompaia la relazione umana benefica e liberatrice.

Le trasformazioni economiche hanno creato nuove e più terribili povertà, facendo sì che coloro che non producono ricchezza — come i malati e gli handicappati — vengano spesso percepiti come un peso da emarginare. Contro questa logica dello scarto, Don Orione si è fatto voce dei poveri, difendendo la vita in ogni sua forma e ponendosi costantemente a servizio dei “rifiuti della società”.

Il suo non era un impegno confinato alle mura delle chiese. Per Don Orione era imperativo che la spiritualità mistica pervadesse tutti gli strati sociali, spingendo affinché la santità gettasse tanta luce nella società da creare veri e propri “santi del popolo e della salute sociale”. Voleva farsi “servo dei servi”, cibo spirituale per chi aveva fame, luce per i ciechi, distribuendo la sua vita ai derelitti per morire della “stoltezza della carità”.

Oggi, chiunque desideri approfondire questa straordinaria visione e ripercorrere “il tempo” in cui visse Don Orione, può trovare uno spazio prezioso visitando la mostra allestita al Centro Mater Dei, ricca di cartelloni tematici, audiovisivi storici e oggetti dell’epoca. Una tappa fondamentale per chi vuole non solo ricordare, ma continuare a mettere “prima la persona”.

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