← Torna agli articoli   |   Storie e Incontri  •  07 Giugno 2026

L’uomo dei miracoli della carità: chi era davvero Don Orione?

C’è un’immagine che descrive perfettamente la figura di Don Orione: un uomo vero, che ha camminato sulla terra con i suoi calzari male rifatti, con la sua veste stinta e la sua bisaccia vuota, ma col passo fermo di chi sa innalzare lo spirito verso le certezze più luminose chinandosi con trepida fraternità sulle sventure di chi soffre. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o di ascoltarlo, lo descrive come un vero “conquistatore di cuori e di coscienze”.

Il suo modo di comunicare era unico. Iniziava a parlare piano e semplice, col tono del buon curato di campagna; ma presto quel ruscello umile diveniva un torrente e poi un fiume maestoso, ricco di pensieri geniali, citazioni di scienziati e poeti, spargendo una dottrina non imparata nelle aule o sui libri umani. La sua era una parlata calma, serena, quasi manzoniana, che avvinceva gli ascoltatori. Anche personaggi illustri, come il Primo Presidente della Corte di Cassazione Mariano d’Amelio, vedevano in lui “il genio del bene”.

Eppure, nonostante l’ammirazione pubblica, Don Orione rifuggiva ogni onore terreno. Emblematico è l’episodio avvenuto nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano. Dopo essere stato elogiato pubblicamente dal Senatore Cavazzoni per lo sviluppo prodigioso della sua opera, Don Orione salì sul podio sdegnato e con le mani tremanti gridò all’assemblea: “Non gli credete, tutto quello che il Senatore ha detto è una bugia! Io non ho fatto niente, è la Provvidenza che ha fatto tutto. Io sono un sacco di stracci, capite?”. Fu un momento di un’umiltà così convinta e sofferta da lasciare i presenti con gli occhi velati di pianto.

Il segreto della sua santità risiedeva proprio nella sua giovialità e in quel volto sereno da cui raggiava la gioia. Per lui non esistevano categorie tra “cristiani praticanti” e persone lontane o indifferenti; esisteva solo la realtà dell’anima di fronte alla bontà di Dio. Anche dopo le giornate più massacranti, trascorse ad ascoltare le disavventure banali della gente, il suo occhio si riempiva di gioia, convinto che bisognasse aver pazienza con tutti per far sentire a chi è solo che ci sono cuori capaci di comprenderli.

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