Gli eroi e i veri benefattori della società non sono coloro che si mettono al di fuori o contro la storia, ma coloro che sono capaci di rimanere all’interno delle situazioni per incanalarle nel verso giusto. Il periodo storico in cui visse Don Orione fu caratterizzato da una trasformazione profonda e veloce, ma egli seppe rimanere “alla testa dei tempi”, offrendo sempre risposte positive per la costruzione di un mondo migliore, contro ogni comodo pessimismo.
Di fronte al decollo dell’industria e della tecnica, che causava la diminuzione della manodopera e un conseguente aumento dei poveri, Don Orione non rimase a guardare. La sua risposta fu estremamente concreta: fondò scuole di formazione professionale, aprì colonie agricole (le prime a Noto nel 1929) e impiantò tipografie per creare posti di lavoro. Si espose in prima persona in difesa dei deboli e fu il primo ad applicare nelle sue tipografie il ridotto numero delle ore di lavoro e la giusta paga agli operai.
La sua capacità di intervento si manifestò potentemente anche durante le tragedie nazionali. Quando i violenti terremoti distrussero Messina nel 1909 e Avezzano nel 1915, si precipitò immediatamente a organizzare i soccorsi, lavorando giorno e notte senza risparmiarsi. È in queste occasioni drammatiche che meritò l’appellativo di “padre degli orfani”. Tra i tanti ragazzi da lui soccorsi e aiutati figura anche il celebre scrittore Ignazio Silone.
In un’epoca segnata dall’affermazione di grandi ideologie come il fascismo, il nazismo e il comunismo, Don Orione si pose al di sopra di ogni schieramento, convinto che l’umanità dovesse essere una grande famiglia e che la carità, non la politica, avrebbe salvato il mondo. Come ha acutamente osservato Douglas Hyde, il bisogno più sentito dalla nostra società è trovare una sintesi pratica tra giustizia e carità; una sintesi che prende perfettamente vita nell’opera di Don Orione, il quale comprese che “la carità dovesse essere rafforzata dalle sollecitudini per la giustizia”.

